Un attacco che non punge
Anche stavolta dobbiamo registrare l'ennesima, amara sconfitta della Robur nei confronti degli altri bianconeri, quelli di Torino, al cospetto di uno stadio finalmente riempito in ogni ordine di posti come da molto non lo vedevamo, per il massiccio apporto fornito dagli altri tifosi bianconeri (di Torino?). Restano peraltro insoluti i problemi di intrusione di "simpatizzanti" della squadra ospite nei settori occupati dai tifosi senesi; soliti problemi di inadeguatezza dello stadio, decisamente inadatto per la serie A che la Robur dovrà frequentare ormai non occasionalmente. E non certo perché qualcuno che rivendicava orgogliosamente di non aver piegato la testa di fronte alla "tessera del tifoso", si è irritato perché non ha trovato il biglietto per la partita. Orgoglio e lamento sono inconciliabili.
Tornando alla partita con la Juve, hanno trovato conferma quegli aspetti positivi e, purtroppo, anche quelli negativi che si erano evidenziati nella trasferta di Catania: difesa e centrocampo paiono all'altezza del compito, gli attaccanti no. La casella delle reti segnate, sconsolatamente ancora a zero, ci pone, con il Bologna, all'ultimo posto della classifica delle realizzazioni.
E allora analizziamoli di nuovo questi attaccanti.
In queste prime uscite, Gonzalez ha denotato qualche carenza di ordine tecnico e caratteriale che il doppio salto di categoria in due anni sembra mettere in risalto impietosamente. Avevamo sperato che potesse contribuire a risolvere i problemi della squadra in fase realizzativa. La speranza resta, ma ha già cominciato ad affievolirsi.
Calaiò ripropone l'eterno dilemma di quale sia la sua categoria di appartenenza. Se pare un lusso per la serie B, sembra che la serie A gli stia un po' larga. Non esistendo una categoria di mezzo, mi sto convincendo che anche quest'anno pian piano scivolerà in panchina, come sovente gli è capitato nelle precedenti esperienze. Nessuno sarebbe più felice di me se mi sbagliassi.
Larrondo è l'eterna speranza bianconera, che pare sempre sul punto di affermarsi definitivamente e che, sistematicamente, rimanda quel momento.
Da molte parti si invoca l'utilizzo del giovanissimo Destro, attaccante di sicuro avvenire ma appena ventenne. Già, venti anni, un under. E da quando in qua gli under, se non sono veri e propri fenomeni, possono risolvere - ripeto, risolvere - i problemi offensivi di una squadra che milita nella massima serie italiana?
Due esempi non casuali perché di freschissimo, ancorché spiacevole, apprezzamento. Lo sapete dove giocava Matri, il celebrato attaccante juventino che ha ci ha castigato domenica scorsa, all'età di vent'anni? Nel Prato, nella vecchia C1; poi ha giocato un anno al Lumezzane, sempre nella vecchia C1, per trasferirsi in seguito al Rimini in serie B, segnando 4 reti in 28 partite. E' approdato al Cagliari all'età di 23 anni, iniziando da lì e da quel momento la sua ascesa.
E Mirko Vučinić, sempre a venti anni, era ancora a Lecce per poi iniziare la sua escalation come calciatore di livello e determinante in fase realizzativa, a Roma, intorno ai venticinque anni.
Cosa possiamo pretendere da questo ragazzo, che sia già in grado di segnare una dozzina di reti come se ci fossimo imbattuti in un altro Van Basten o in un altro Messi solo un po' più alto? Più verosimilmente, contentiamoci quest'anno di qualche apparizione del giovanotto, accompagnata magari da due o tre gol e, soprattutto, di una sua futura valorizzazione, visto che è alla Robur con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà.
Conclusione. A Roma non sarebbe il caso di proporre una coppia di attaccanti formata, ad esempio, da Larrondo e Brienza? Il secondo potrebbe giostrare finalmente nel ruolo che gli è da sempre più congeniale, esaltandone l'estro e liberandone la fantasia; il primo avrebbe l'ennesima chance per dimostrare che calcare certi prati erbosi di certi stadi potrebbe essergli davvero congeniale.
Tra l'altro potremmo conservare Calaiò e Gonzalez freschi e pronti per la sfida con il Lecce, che potrebbe essere già gara da vincere assolutamente, in considerazione anche delle due successive trasferte in calendario, non proprio agevoli. Ricordiamo che la media di un punto a partita (qualcosina di più per arrivare agli agognati 40 punti) non deve essere mai persa di vista.
Vic




