Tre punti che ne valgono sei
Che soddisfazione, dopo tanta sofferenza, riuscire a strappare un pareggio contro un'avversaria che non riscuote le mie, e forse non solo le mie, personali simpatie per passati episodi che hanno visto sciagurati interpreti alcune frange della tifoseria capitolina e anche alcuni dei più celebrati giocatori giallorossi. E, soprattutto, che soddisfazione per il punto d'oro conquistato in un incontro e in un campo tra quelli considerati proibitivi.
Come commentare la buonissima prova dei bianconeri? Certamente grande apprezzamento per la prestazione più che per il risultato finale che non ha premiato a sufficienza la messe di occasioni create nei confronti di una squadra di tale blasone.
Di aspetti positivi se ne sono evidenziati molti, taluni a conferma di quanto già intravisto nelle due precedenti partite, quali l'eccellente organizzazione di gioco, la solidità della difesa, l'elevato tasso tecnico di alcuni elementi, la classe sopraffina di cui ci delizia Brienza; altri, invece, sono stati una piacevole scoperta, come la efficace duttilità tattica di Angelo, lo straordinario e impensabile impatto con la massima serie di Vitiello, la strapotenza fisica e atletica di Brkic. Ma sopratutto, mi ha stupito favorevolmente la qualità generale della rosa della Robur, che può contare su una ventina di elementi almeno, in grado di ben figurare a queste altitudini.
Qualche commentatore nazionale ha addirittura scherzato sulle dieci occasioni create dal Siena a fronte delle due-tre prodotte dalla Roma: neanche si trattasse del Real Madrid - ha ironizzato uno di costoro - addebitandone ogni colpa ai demeriti dei giallorossi, che pur ci sono stati, piuttosto che riconoscere i meriti e l'ottima interpretazione che dell'incontro ne hanno data i bianconeri.
In ogni caso, è assai più opportuno e utile mettere in rilevo quello che non ha funzionato nella Robur, anziché bearci per quanto di buono abbiamo ammirato all'Olimpico. Il tema, anzi il problema è sempre lo stesso: là davanti non siamo incisivi. Sette-otto occasioni importanti delle quali due-tre davvero clamorose, un solo gol e, per giunta, proprio allo scadere, sono una notazione esteticamente positiva, ma con un risultato complessivamente negativo nel dato numerico che ne scaturisce. Domenica l'occasione è troppo ghiotta per non modificare - come ci insegnavano a scuola - il rapporto tra il numeratore "reti segnate" e il denominatore "occasioni create". Più semplicemente, sarà il caso di cominciare dalla gara con il Lecce (vale sei punti) a segnare e vincere. Segnare soltanto non garantisce la vittoria, ma per vincere bisogna segnare. So benissimo che con Eto'o o Rooney l'esito sarebbe ben diverso, ma a questi livelli è impensabile di poter competere con le dirette concorrenti alla salvezza, con il rapporto di una rete ogni dieci opportunità rilevanti.
La speranza di una rottura di questa tendenza è riposta, a mio parere, quasi unicamente su Gonzalez, acquistato all'ultimo tuffo proprio per tentare di trovare un degno sostituto di Maccarone (quello vero, non l'attuale relitto che scalda panche in serie B), in quanto il generoso Calaiò può garantire al massimo una mezza dozzina di segnature (e solo il cielo sa quanto desidererei che la mezza dozzina di reti dell'Arciere si trasformasse in una dozzina piena), mentre Larrondo... lo stiamo aspettando da sempre.
Sannino ha ammirato e coperto di elogi Brienza. E Brienza, finalmente, ha potuto dimostrare tutto il suo talento, se schierato nel ruolo che predilige. Quindi...
Vic




