Niente pietanze riscaldate
E' proprio vero, lo stato d'animo di molti tifosi (ed è comprensibile) e di molti commentatori professionisti (ed è assai meno comprensibile), soffre di estrema volubilità spaziando tra momenti di euforico entusiasmo quando le cose vanno bene ad altri di scorata afflizione quando, invece, vanno meno bene. San Nino torna rapidamente a secolarizzarsi nel più umano Sannino e l'Europa torna mestamente a interessare solo per spread e BCE.
Può darsi che in questo momento la ruota della fortuna non stia girando per il verso giusto. Può darsi certamente che i direttori di gara incorrano in frequenti errori e orrori che, guarda caso, tendono ad abbattersi prevalentemente sulle compagini che non appartengono all'aristocrazia pedatoria, come appunto la Robur. Ma, pur giocando nel complesso un buon calcio, qualche difettuccio, suvvia, i bianconeri lo stanno mostrando e, a veder bene, lo avevano già mostrato anche nei tempi delle vacche grasse. E finalmente tutti se ne sono accorti. Qualche errore in difesa, qualcuno di più in attacco, la buona sorte che ci strizzava l'occhio, ricambiata, si è voltata da altre parti... e siamo scivolati nelle retrovie della classifica, in piena zona calda. Caldissima se riapriamo l'occhio e guardiamo il calendario.
Come sempre, i numeri parlano con innegabile chiarezza: 7 reti sono state messe a segno in 2 partite, ma solo altrettante sono state siglate nelle restanti 12 gare. In pratica, la metà dei gol sono stati realizzati con Lecce e Chievo in casa; per il resto, abbiamo segnato col contagocce, condizione assai rischiosa in quanto, in Serie A, un gol è probabile incassarlo in qualunque momento e da chiunque. E se non si è in grado di replicare, è arduo affidarsi, come nella serie cadetta, al risultato a reti bianche. Inoltre, nelle 7 partite giocate fuori casa, sono state segnate solo 3 reti (meno di una rete ogni due gare) e a me pare che non sia sufficiente l'ingaggio di un attaccante pur dignitoso per riuscire a compiere qualche operazione corsara, fondamentale per favorire in modo determinante il conseguimento dei famosi 40 punti-salvezza. Ogni riferimento alla diversa utilizzazione di Brienza in determinate occasioni è puramente voluto.
Per una ragione o per l'altra, il parco attaccanti del Siena non fornisce le stesse garanzie che offrono gli altri reparti di difesa e centrocampo. Chi è bravissimo, con grandi prospettive di carriera ma ancora troppo giovane e discontinuo; chi è dotato di abnegazione e di eccellenti doti acrobatiche, ma non possiede appieno il celebrato "senso del gol"; chi prometteva rapidità e potenza nel tiro, ma si è palesemente dimostrato fuori categoria; chi, infine, era accreditato come probabile promessa, ma promessa si accinge a restare, eterna o improbabile. Tutti questi "ma" spiegano a sufficienza dove è urgente intervenire.
Ma, purtroppo, non è solo questa la nota dolente. Non è d'aiuto alla causa neppure l'insufficiente rendimento degli esterni alti e la loro desolante assenza nel tabellino dei marcatori, il cui contributo sarebbe risultato, invece, essenziale. Anche in questo settore è urgente intervenire nel mercato di riparazione, perché nessuno degli interpreti che si sono via via alternati nel ruolo ha convinto pienamente. A meno che l'ex "Santo subito" non si decida a sperimentare nuove soluzioni tattiche, sin dall'inizio e non nel corso della gara, rendendo sostanzialmente inutile o secondario il loro utilizzo. Ma come mai quasi tutti gli allenatori si affezionano quasi morbosamente a un modulo e ricorrono a quelli alternativi solo quando c'é da recuperare o da coprirsi?
Perinetti intervenga sul mercato - e interverrà certamente - perché in giro non c'è solo il troppo citato (da lui) Ibrahimović. Al DS il compito di scovare un attaccante che non costi un patrimonio (con i tempi che corrono, meglio lasciar perdere i patrimoni), ma che possa contribuire a curare l'anemia in fase realizzativa della Robur. Ma, per carità, lasciamo stare soluzioni di post-calciatori del tipo Toni o Inzaghi e pure... Maccarone. Le pietanze riscaldate non hanno più lo stesso sapore.
Vic




