L'ultima spiaggia
Stavolta l'ultima spiaggia è stata davvero l'ultima. Sì, certo, non siamo ancora retrocessi al 100%, ma chi ha una minima esperienza dei fatti del calcio sa bene che lo siamo al 99%.
E ogni domenica torna impetuosamente a manifestarsi l'irritazione inestinguibile nei confronti del massimo responsabile della disfatta sportiva della nostra amata Robur, di gran lunga il peggior presidente che la Società abbia avuto in oltre un secolo di storia. Un presidente ben coadiuvato nella sua opera di distruzione da degnissimi (nello squallore esibito) accoliti, sostenitori di ragioni ridicolmente "insostenibili" a giustificazione della loro fallimentare esperienza professionale a Siena.
Grazie al cielo, questi figuri ormai appartengono al passato. Da oggi, dovremo appoggiare, accompagnare, assistere nelle sue scelte il Presidente Mezzaroma, accrescendo quella sorta di feeling, quell'idem sentire che parrebbe si fosse già instaurato con la città in tutte le sue espressioni, sportive e non, requisito assolutamente necessario per massimizzare l'efficienza e la funzionalità di ogni club di piccole dimensioni. Ad iniziare dalla totale rifondazione delle strutture societarie.
Ma giunti a questo punto, dobbiamo sforzarci di "essere più realisti del re" e accettare una tristissima sentenza maturata da mesi e che troppi indizi danno ormai per inappellabile, al di là del declamatorio ricorso alla certezza della matematica, all'enfasi del "non mollare mai", perdendo l'unico vantaggio prezioso che abbiamo: il tempo.
Quindi che fare? Non si tratta di accondiscendere alla resa senza dignità, ma di prendere atto della realtà. A me pare evidente che, in quest'ultimo giorno del mercato di riparazione, sia praticamente impossibile ingaggiare almeno tre/quattro calciatori realmente di categoria, capaci di fare la differenza per poter raccogliere quei 25-27 punti ( in 16 partite!) che permetterebbero alla Robur di raggiungere la più mirabolante delle salvezze. Con ogni probabilità, si realizzerebbe solo un rilevante sperpero di risorse finanziarie senza possibilità concrete di raggiungere l'obiettivo prefisso.
E allora, coraggio! Un piano, un programma per tentare di risalire immediatamente nella massima divisione, prevede - tra molte altre cose - di allestire sin d'ora una squadra competitiva, con la giusta miscela di capacità tecniche e risorse caratteriali, di calciatori giovani ma non troppo acerbi e calciatori esperti ma non troppo logori; di allontanare i "mercenari in cerca d'ingaggio" e di chiedere a chiunque possa essere ritenuto utile alla causa, se abbia intenzione di misurarsi anche in Serie B. Tutto questo allo scopo di gettare le basi per la creazione di un solido nucleo di base che, con pochi azzeccati ritocchi, possa ben figurare anche nella categoria superiore. E che non dovrebbe prevedere elementi (di cui, ahimè, si sta vociferando in questi ultime frenetiche ore di mercato), dagli ingaggi insostenibili e dalle doti atletiche ormai logore o in rapido declino. Ne riparleremo.
Esempi riusciti di società che hanno saputo realizzare tali progetti non mancano. Ma non mi pare proprio che i dirigenti di queste medesime società abbiano adottato criteri e metodi previsti dal grottesco "Progetto Siena" di Lombardi Stronati e compagnia danzante.
Vittorio




