Il trittico della verità (o quasi)
Una squadra che incassa poche reti, raccontano gli annali del calcio, pone solide basi per la salvezza. Ma le basi da sole non sono sufficienti. Questa è una squadra che concede pochissimo agli avversari; ma concede pochissimo anche a sé stessa.
Per adesso, i fatti danno ragione a Sannino, grazie al cielo (e a lui). In effetti, quattro partite su sei giocate in trasferta avrebbero potuto verosimilmente presentare una classifica assai più deficitaria di quella, obiettivamente soddisfacente, che la Robur può vantare alla vigilia del trittico della verità che, se tutto andasse secondo gli auspici, potrebbe dare il vero senso alla marcia futura dei bianconeri.
Attestarsi intorno agli 11-12 punti a un quarto del cammino, significherebbe mettere un bel po' di grano in cascina, collocandosi ben al di sopra della media di 1,1 punti a partita, sufficiente per raggiungere tranquillamente il traguardo della salvezza. E in attesa dell'altro trittico di novembre ben più impegnativo, dove il grano accumulato farebbe certamente comodo.
Ma non certo per amor di polemica - ci mancherebbe altro - ma solo perché argomentare, e magari confrontarsi, in modo pacato e costruttivo, è assai più utile che incensare acriticamente le prodezze dei nostri beniamini, chiamando in causa semmai il solito alibi della sfortuna o dell'arbitraggio avverso se le cose non filassero per il verso giusto, qualche annotazione, qualche puntualizzazione ritengo debba essere proposta.
Se la fase difensiva ha funzionato ancora una volta egregiamente, l'attacco ha confermato quello che era già stato intravisto nelle prime sei giornate del campionato. Un gol in quattro partite fuori casa mi sembra - come si dice a Siena - "un po' pochino". Se si esclude la facile partita con il Lecce (una delle pochissime squadre che, ad oggi, sono ritenute decisamente abbordabili), i nostri attaccanti hanno dimostrato ancora una volta di non essere all'altezza del compito. O di non essere ancora all'altezza. Che poi i motivi siano da ricercarsi nel non eccelso bagaglio tecnico di cui sono forniti (ad esclusione dell'attaccante "occasionale" Brienza), nella giovane età di qualcuno, nello scarso utilizzo di altri suoi interpreti, o nel modulo eccessivamente dispendioso per le punte, il risultato non cambia. Anche in trasferta, non si può puntare sempre sullo 0-0.
Nelle (poche) azioni da "highlights" che hanno riassunto sinteticamente la cronaca delle famose cinque partite difficili della Robur in questa prima fase del torneo, non sono mancate solo le reti; sono mancate le manovre offensive davvero incisive e le conclusioni autenticamente efficaci, con la sola eccezione della splendida trasferta di Roma, che aveva illuso per primo proprio chi scrive. Spero vivamente che le prossime tre partite mi chiariranno, ci chiariranno molte cose.
E' evidente che per una provinciale, grinta e carica agonistica sono fattori determinanti e imprescindibili. Ma non sufficienti. Con questi elementi soltanto, ma con scarsa qualità, in serie A non ci resta nessuno, neppure per volere divino. Chi esalta il coro sono i solisti. Chi può esaltare l'attaccante non eccelso è l'artista, il rifinitore di classe.
Il Siena, come la maggior parte delle dirette concorrenti, non può abbondare in qualità, meno che mai nell'odierno palcoscenico del calcio multimilionario, così diverso da quello di solo una decina di anni fa. Ma se non vengono utilizzate nemmeno quelle poche risorse, se non si fanno scendere in campo quei pochi calciatori realmente di categoria e dotati di indiscusso talento (pagati e stipendiati, peraltro, ad alto prezzo)... allora qualcosa non va. Si è sbagliato nel mancato utilizzo. O si è sbagliato nell'acquisto.
Vic




