Il mercatino dei sogni
Giunti praticamente a metà del cammino, è ormai possibile trarre delle conclusioni meno approssimative e più dettagliate su come si dovrebbe profilare il cammino futuro della Robur.
E' inutile farsi illusioni sul mercatino di riparazione. Non ci sono risorse sufficienti (per i noti motivi e, forse, anche per alcuni meno noti) da investire per ingaggiare giocatori nei ruoli che sappiamo e che possano permettere un vero salto di qualità. Lì davanti e nelle corsie esterne, manca molto più di qualcosa, molto più di qualche ritocco.
Affrontare il girone di ritorno con la prospettiva di schierare attaccanti come lo stralunato e strabocciato Gonzalez, il pargolo di sicuro avvenire ma ancora acerbo Destro, il non propriamente eccelso e prolifico Calaiò (che, escludendo i due gol su rigore procurati da altri, ha segnato l'ultima rete, contro il Chievo, il 30 ottobre dello scorso anno), aggiungendovi "talenti" a scelta tra discretamente panchinari - nella serie cadetta - come Cacia o Pozzi oppure il "desaparecido" Maccarone, è qualcosa che procura intensi brividi. Di freddo.
Ma di attaccanti veri e dotati di talento il Siena ne dovrebbe possedere già uno. Il suo nome è Brienza e il suo attuale mestiere è calciatore di fascia, non propriamente quello per cui madre natura l'aveva cospicuamente dotato di arte calcistica. Sembrerebbe di facile esecuzione il tentativo di risollevare le sorti dell'anemico fronte offensivo bianconero: un semplice spostamento di ruolo e della conseguente porzione di campo da occupare, per concentrarsi poi nella ricerca sul mercato di interpreti di reale spessore, nel ruolo, altrettanto anemico, degli esterni. Almeno per provare a modificare un trend che, in trasferta, è il peggiore della categoria, se si escludono il fanalino di coda Novara e l'anomalia Palermo.
E invece no.
A quanto pare, è inutile aspettarsi che Sannino possa rivedere le sue convinzioni e schierare, fin dall'inizio e soprattutto nelle gare esterne, il talentuoso Brienza nel suo ruolo naturale, senza rinunciare all'apporto di D'Agostino, che avrà tutti i difetti che gli vengono addebitati, ma che garantisce un contributo di classe pura, di estrema pericolosità nei calci da fermo e una visione di gioco non comune neppure nei metronomi di formazioni di alta classifica. Con cursori acchiappapalloni del genere di Gazzi e Bolzoni al fianco, il reparto di centrocampo dovrebbe eccellere in quantità e qualità. E in Serie A, è proprio la qualità vera accompagnata da buone dosi di quantità, a fare la differenza. Altro che la solita cattiveria che molti invocano dopo ogni sconfitta, come se gli avversari, i nostri diretti competitori in primis, non ne conoscessero il significato e non fossero in grado di metterla in campo a loro volta. I fatti, notoriamente impietosi, evidenziano con nettezza che tra bravi e cattivi è raro che siano quest'ultimi a spuntarla. A meno che non intervengano personaggi del tipo Doni & Compagnia di "zingari".
Che si possa modificare il modulo base e sostituirlo con altri a rombi o ad abeti, non dovrebbe preoccupare più di tanto un allenatore che non sia un integralista, legato fideisticamente allo "schema supremo" della (ahimè) a noi ben nota scuola del geniale Giampaolo. Anche l'irriducibile Conte è stato costretto a rivedere le sue convinzioni iniziali e si è sveltamente convertito a schemi che privilegiano le caratteristiche degli uomini a disposizione anziché i rigidi dogmi del modulo. E ora, guarda un po', si trova primo in classifica.
Può darsi che la flessibilità tattica non sia la panacea di tutti i mali di cui soffre la nostra squadra; ma - come ormai dovrebbe essere evidente a tutti - non le convinzioni personali, ma i crudi e impietosi numeri stanno a dimostrare che qualcosa bisogna fare. E lasciamo perdere le solite lagne sulla sfortuna sempre ostile e le continue invettive contro le ciniche "sviste" della casta arbitrale. Sono prerogativa inarrivabile dei sostenitori in "viola guelfo".
Vic




