Ci scrive Costanza
Caro Franco,
leggo il tuo rendiconto della partita e sono pienamente d'accordo con te sul comportamento tenuto dal Signor Marelli nell'arbitraggio. Sono però convinta che oltre a ciò ci sono altri problemi che cono serta anche tu vedi. E' il caso per esempio di capire quale è la posizione dei nostri attaccanti; non si può pretendere che corrano per novanta minuti dall'attacco alla difesa e che poi arrivino belli freschi in area con la forza di tirare. E che palloni gli arrivano per poter tirare in porta? E' chiaro che tutti si vorrebbe vedere il sacrificio e i gol ma purtroppo quando Maccarone gioca sia in attacco che a centrocampo che talvolta anche in difesa non si possono pretendere i miracoli. L'unico gol nostro è nato da un'azione come dovrebbero essere tutte: corsa sulla fascia e cross al centro ( o tiro in porta ). Invece anche stasera si è assistito al solito spettacolo di lanci lunghi a pescare qualcuno che potesse spizzare la palla di testa e insaccarla in rete, questo quasi tutto il secondo tempo. Lo stesso Calaiò ( non pervenuto) in un'intervista post- partita ha fatto notare la difficoltà di questo modo di giocare imposto dal Mister, ha detto di avere pazienza che una volta perfezionati i movimenti, darà i suoi frutti. Voglio crederci ma penso che insistere tanto con questo sistema non sia affatto proficuo sia perchè gli attaccanti arrivano "finiti" al momento di tirare sia perchè manca quel collegamento fra centro campo e attacco che ci aveva fatto vedere cose davvero pregevoli. Insomma mentre la scorsa stagione la squadra ci permetteva di sperare sempre, contro ogni avversario e contro ogni arbitro, quest'anno sembra che "più di lì non si possa andare" anche se è indiscusso l'impegno che tutti ci mettono. Voglio troppo bene al Siena per tirare adesso i remi in barca ed ho fiducia in questi ragazzi che ci hanno dato tante gioie. Spero quindi di tornare presto, già fin da domenica prossima, a rivedere una squadra dove ognuno gioca nel suo ruolo con l'amore per la maglia e l'orgoglio di indossarla, con la speranza di ritornare presto a mordere chiunque si presenti e di guardare l'avversario di turno con quegli occhi della tigre che ci fanno sognare da sei anni.




